#01 - Japan Vibes
Appunti dal nostro viaggio in Giappone
Partendo dai nostri interessi e dalle nostre esperienze, approfondiamo qui un tema alla volta, scegliendo “con cura“ spunti e informazioni da condividere con voi. Cibo, cultura, arte, trend, oggetti, luoghi visti sotto la lente del cambiamento e della sostenibilità.
(Ap)provate da Luisa & Christian, due volte al mese.
A Maggio siamo stati in Giappone, 18 giorni lungo un itinerario da Tokyo a Osaka ultimamente molto battuto dai nostri connazionali. Volevamo capire un po’ meglio questo complesso paese e avere tempo anche per le cose meno turistiche. Eccovi allora alcune “suggestioni”, certo non esaustive e del tutto personali.
Tutti uguali, tutti diversi
In un paese dove il lavoro ancora impone rigidi canoni prestabiliti nel vestire e nell’aspetto estetico, dove vige la ricerca del minimalismo, dell’armonia e della perfezione, il “differente” diventa una questione di dettagli, di variazioni, o di contrasti totali.
Ecco tre esempi che ci hanno colpito:
1.Orgoglio locale
Città, luoghi simbolo, eventi, distretti, prefetture (l’equivalente delle nostre “regioni”) scelgono di personalizzare la propria immagine con grande attenzione, “brandizzandola” per celebrare l’orgoglio locale. Così ci siamo trovati a fotografare alcuni delle migliaia (dicono 12.000) di tombini artistici in ghisa detti manhoru che dal 1975 con l’Expo di Okinawa richiamano nei loro dipinti tradizioni, simboli o personaggi locali, compresi anche quelli dei fumetti. Ci sono poi le tante mascotte pop, dette yuru-chara (traducibile in personaggio morbido/goffo) che sono spesso vere star e gadget amatissimi, come l’orso nero dalle guance rosse Kumamon. Famosissimi anche i timbri Eki Stamp che potete ottenere visitando stazioni, monumenti, templi e molte altre attrazioni, per collezionarli.
2.L’infinità delle varianti
Entrando nei negozi giapponesi quello che ci ha subito colpito è stata la quantità sterminata di varianti dei prodotti venduti; a volte tutto il negozio non fa che vendere una cosa sola in mille formati. Ad esempio a Tokyo siamo stati nella famosa Kappabashi Dori, la via degli utensili da cucina e dei coltelli, dove abbiamo visitato Majimaya con le sue 3.000 formine per biscotti che letteralmente ne ricoprono intere pareti! Se ami la cancelleria come i giapponesi (e come noi), da Itoya a Ginza trovi 18 piani da esplorare, e se cerchi anime, ci sono 10 piani e 750mila prodotti in vendita da Animate Ikebukuro. Nota a sé per i gashapon, le famose macchinette a manovella contenenti palline di plastica con all’interno pupazzetti a sorpresa: sono letteralmente ovunque, in file sterminate con infinite varianti di sorpresine. Impossibile non provare, li abbiamo poi regalati (tranne “bimbo Fuji” che abbiamo tenuto per noi).
3.Le sottoculture esibite
Tra gli studenti in divisa, i tanti impiegati in abito da lavoro e le donne dal look formale - nella solita sola gamma cromatica che va dal blu/nero al bianco/grigio (vedi Uniqlo) - è naturale che in strada si facciano notare, almeno a noi turisti, coloro che escono da questi schemi. Famosi i cosplayer, quegli otaku (fissati con manga e videogiochi) che arrivano a vestirsi come i loro personaggi animati preferiti. Esagerate e opposte due mode femminili come le romantiche e fanciullesche lolita, o le ribelli e antisociali ganguro dallo stile volutamente eccessivo, fondotinta scuro, capelli ossigenati e vestiti fluo (oggi quasi sparite). Lo stile visual kei si ispira invece al rock anni ‘80 con un’estetica “goth punk” oggi evoluta in versione street, mentre la passione per l’America (anni ‘50) rivive nello stile rockabilly, o più recentemente hipster, che incontri in quartieri ricchi di micro torrefazioni, negozi vintage e di vinili come Shimokita a Tokyo o Nakazakicho a Osaka. Ma le sottoculture in Giappone sono tante e spesso variegate, così come lo sono i contrasti - a volte anche feroci - tra tradizione e cambiamento che sta vivendo il paese.
Cose fuwa fuwa (ふわふわ), gattini e kawaii
Tra le onomatopee della lingua giapponese, questa è una di quelle che più ci è piaciuta, forse perché spesso indica un cibo soffice e gonfio (come i fluffy pancake e lo zucchero filato) ma c’è anche mofu mofu (もふもふ) che ricorda la sensazione di accarezzare un tenero gattino peloso. Ricordiamoci che i gatti nella cultura giapponese sono molto importanti: sono portafortuna (come il maneki neko che trovi ovunque) e loro ne vanno pazzi, pensate a Hello Kitty (con cui personalizzano perfino un treno Shinkansen) e ai Neko cafè dove potete andare ad accarezzare i mici liberi nel locale mentre prendete un caffè. Ci sono riviste che pubblicano solo foto del gatti inviati dai loro proprietari, un enorme gatto 3D nello skyline di Shinjuku e persino la tv ha iniziato a trasmettere gatti che dormono!
In generale i giapponesi hanno il gusto per il piccolo e il grazioso che secondo alcuni può essere fatto risalire al periodo Edo. Naturalmente c’è una parola, ormai nota nel mondo, che significa “carino,” “adorabile” o “grazioso” e si usa per descrivere persone, animali, oggetti e altro: kawaii (かわいい). Ma non è solo una parola, descrive un intero universo culturale.
Falsi miti e verità (provando ad essere brevi)
Lingua: è vero pochi parlano inglese, un po’ meglio in città e tra gli addetti al pubblico anche se a volte la pronuncia è davvero incomprensibile.
Costi e pagamenti: con lo yen ai minimi, non è affatto caro, specialmente il cibo e i trasporti. Servono ogni tanto i contanti, ma super comoda Suica e Revolut. Preleva da 7-Eleven, è più facile che in banca.
(Over)Turismo: tanti, spesso troppi nei soliti luoghi, e sì, moltissimi italiani. In generale i turisti sono accettati ma non così amati. Non capiterà spesso che vengano a scambiare quattro chiacchiere. Saggio cercare location meno note, meno instagrammate, e orari alternativi dove possibile. Preparatevi allora a sveglie all’alba.
Cibo: si trova ovunque. Moltissimi ristoranti ai vari piani degli edifici, centri commerciali con ottimi reparti food, distributori automatici ovunque, mercati, streetfood, combini (tipo 7eleven e Lawson, evitabili). Non è affatto solo sushi, anzi: molte zuppe, innumerevoli spiedini (anche per stomaci forti) e si trovano cucine etniche, compresa l’italiana, in particolare per la pizza.
Bagni pubblici e cestini: confermiamo che i bagni pubblici sono pulitissimi! E’ anche vero che non ci sono cestini per strada (tips: puoi gettare cose piccole nei combini, chiedendo) e non si fuma in pubblico né si mangia se non in aree segnalate appositamente.
Trasporti: le linee metro sono molte ma assolutamente gestibili (hanno colori, lettere e numeri, non puoi sbagliare). Al contrario sono complicati e numerosi gli accessi/uscite, a volte nascosti dentro edifici e centri commerciali, anche 20 diversi per una sola stazione. Ti salva Google Maps e la carta di credito/Suica per i pagamenti. Evitate comunque se possibile orari di punta. Sui bus, si esce (e paga) dalla porta anteriore accanto all’autista.
I taxi non sono economici, e le porte sono automatiche, non toccatele! Meglio che facciate vedere l’indirizzo scritto, anche se la meta è super famosa, perché non ci sono parsi molto “elastici” su questo.
Treni: i treni veloci Shinkansen sono assolutamente puntuali e ripartono subito (si, dovete già essere di fronte alla vostra carrozza quando arriva!). non sono tutti uguali, alcuni costano di più e sono esclusi dal JR Pass. Prendetevi tempo perché le stazioni sono grandi. Tutte le info le trovate comunque sul biglietto.
Servizi per turisti: ci siamo trovati bene con il router noleggiato, ed è stato un ottimo affare spedire le valigie tra hotel per fare alcune tappe più leggeri (tipo isole o montagna senza i trolley!)
Shopping consigliati in ordine casuale: Haori usato nei mercati (il kimono corto); Onitsuka Tiger per modaioli; Uniqlo costa meno; coltelli artigianali in acciaio; ceramica; tè matcha anche pregiato; jeans di alta qualità; gadget digitali, video game, personaggi collezionabili; orologi Seiko; macchine fotografiche; cartoleria; cosmetica; stampe e illustrazioni; dolcetti vari; sake e distillati.
I giapponesi e il lavoro: lavorano molto passando ore in ufficio e non uscendo mai prima del capo, poi cenano fuori o per strada, e vanno a casa solo per dormire. Le gerarchie sono evidenti: quando vedete salutare con ampi e ripetuti inchini verso qualcuno, quello è il capo. I più restano attaccati alla tradizione come l’uscire a bere con i colleghi (nomikai). Per i giovani, è molto diverso e molti iniziano a rifiutare l’idea di dedicare tutta la vita sacrificandosi per la stessa azienda, chiedendo come sta avvenendo in molte parti del mondo un migliore bilanciamento vita-lavoro. Questi giovani spesso lasciano le aziende e si mettono in proprio.
Varie ed eventuali:
per lo sciacquone del water (Flush) i tasti sono questi due: getto grande (大) e piccolo (小).
I tatuaggi restano una cosa mal vista (specie nelle terme pubbliche onsen) ma ormai sono tollerati per gli stranieri.
Come turisti vi perdoneranno se parlate sui mezzi o mangiate in giro, ma non è educato per loro e non lo fanno. Mentre dormire in metro si può fare, indica che hanno lavorato tanto.
Spunti e curiosità
Da copiare:
Un’auto su tre qui è una Kei car (max 3,40 metri e 64 CV)
Anche no:
Forse non sai che:
È 43 gradi l’inclinazione ideale! Nel realizzare i suoi famosi WC washlet con bidet incorporato, la Toto chiese a 300 dipendenti di testare diverse inclinazioni dello spruzzino, e questo fu il responso.
La forma del muso dello Shinkasen è ispirata al becco del martin pescatore.
Le maggior parte delle lavatrici giapponesi lava solo ad acqua fredda.
In Giappone si contano ben 400 gusti di Kitkat.
Sai che esiste uno stile di interior design molto di moda che unisce Giappone e Paesi Scandinavi? Si chiama Japandi.
Grazie per averci letto! Sappiamo che oggi le informazioni sono ovunque, ma lo è anche il rumore che generano. Se vi fidate di noi, promettiamo di essere sinceri, di ascoltare i vostri feedback e di non cercare di piacere più all’algoritmo che a voi!
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Chi siamo
Luisa Prina Cerai: una piemontese trapiantata a Milano. Mi occupo di comunicazione legata alla sostenibilità. Mi piace il caffè, la fotografia e sono attenta ai dettagli (che per me fanno sempre la differenza). Sono stata TEDX speaker e sono la founder di @pensierocircolare.
Christian Fusi: milanese classe ‘76. Ho fatto della mia passione per il web un lavoro, anzi molti. Amo le città, la fotografia, il cambiamento, la gentilezza. Web e content designer, consulente digitale, entusiasta praticante di Future & Foresight, attivista civico. Il mio sito.






Cari Luisa & Chris, ho letto questa newsletter con molta curiosità! Aspetto la prossima 💛