#05 - Community
Imperativo: trovarsi. Faccio community, vedo gente.
Partendo dai nostri interessi e dalle nostre esperienze, approfondiamo qui un tema alla volta, scegliendo “con cura“ spunti e informazioni da condividere con voi. Cibo, cultura, arte, trend, oggetti, luoghi visti sotto la lente del cambiamento e della sostenibilità.
(Ap)provate da Luisa & Christian, due volte al mese.
C’è stato un momento non così lontano in cui sembrava che tutto dovesse diventare virtuale, remoto, solitario. Dal metaverso che ci avrebbe ridotti a corpi sul divano dotati di visori, alla pandemia con il suo rigido isolamento. Cibo consegnato a casa, riunioni online, lavori da remoto, discussioni via social. E invece, oggi siamo qui a parlare dei tanti modi per trovarsi e ritrovarsi fisicamente insieme a fare cose.
Connessi ma soli? Anche no.
Si dice che siamo nel pieno di un paradosso: non siamo mai stati più connessi di oggi, ma nemmeno così tanto soli.
Forse per reazione a questa situazione da un po’ di tempo anche le community nate online si stanno “incarnando”, diventano fisiche; app che favoriscono incontri offline, eventi virtuali che invadono location, aziende che creano luoghi e occasioni di incontro per i loro utenti, account social che aggregano persone in raduni, grandi o piccoli che siano.
Quasi scomparsi i bar sotto casa e privatizzati gli spazi pubblici, sono forse queste community il tentativo di reinventare quel “terzo luogo” che il sociologo Ray Oldenburg negli anni ‘80 teorizza come né casa (primo, privato) né lavoro (secondo, produttivo)? Sono forse questi il nuovo bar, la nuova piazza, il luogo aperto e confortevole dove si può dialogare e dove si costruisce il tessuto sociale?
Speriamo perché ne abbiamo davvero tanto bisogno.
Fuori i nomi!
Qui è dove, come vi abbiamo abituato, diamo nomi, indirizzi, esempi e soprattutto link.
Community che nascono per condividere un’esigenza o una passione
Better Together: ”Contro la solitudine urbana”, uno spazio per fare insieme le cose. Puoi lavorare, giocare, parlare.
Burracomilano: nato tra amici per occupare in modo lento le domenica, ora è una no-profit che ha migliaia di iscritti e organizza tornei ogni mese. Età media: 30 anni, per chi pensa che le carte siano da vecchi. E dopo, djset!
Hardcoro: ci si trova una volta al mese e si canta! Niente prove, canzone svelata all’ultimo, tanto divertimento. Di casa a Base Milano.
Reading party: nulla da spiegare. Segnaliamo quelli di Urban Hive, Santeria e il nuovo format di Germi.
Ballare: se ami i balli collettivi swing (anni ‘20-’50) la tua community è SAC Milano. [E qui uno degli autori della NL ne sa qualcosa dopo anni di Balboa]
Correre: no, noi non corriamo, ma sono molti i running club milanesi, sia adatti a chi cerca prestazioni sportive che aperti a tutti; ci sono quelli all’alba e quelli della mezzanotte; con a seguito l’aperitivo, o con pizzata finale come il “Pizza Run club”. Molti noti anche quelli nati da brand come gli “Adidas Runners”, o l’”Oysho Running Club Milano”. Se ne è accorto anche l’Imbruttito.
Community che nascono online come app o account
Tra i profili nati sui social per recensire eventi e luoghi a Milano che sono diventate vere e proprie community con i loro appuntamenti, le nostre preferite: Milano da scrocco e Conoscounposto. Menzione d’onore al Poveritivo per trovare posti easy dove vedere gli amici.
Stooping: nata a New York per segnalare gli oggetti abbandonati per strada, torna utilissima per dare una nuova casa agli oggetti che non vuoi più. Incarnata negli attesissimi Swap Party! Provate più volte, vi garantiamo funziona!
Comehome ti permette di partecipare ad eventi e viaggi con sconosciuti e ce ne hanno parlato bene, mentre siamo incuriositi da Tablo che come potete intuire usa il cibo per creare nuove amicizie. Per eventi, restano invece sempre valide le storiche Eventbrite e Meetup.
Tendenze che si diffondono
Se vi piace l’idea di incontrare persone in un locale, potrebbero interessarvi i listening bar che, come dice il nome, permettono di ascoltare musica selezionata spesso in vinili da impianti hi-fi, rilassandosi e riuscendo pure a conversare. Oggi, sono ovunque. Mentre per ballare senza far tardi la sera, potreste provare il soft clubbing (che si tiene la domenica mattina) e di cui vi abbiamo già parlato (qui).
Già da tempo diversi ristoranti hanno adottato i social table, ovvero lunghi tavoli da condividere con altri avventori sconosciuti (bellissimo quello che abbiamo visto da Snodo alle OGR di Torino), a volte selezionati su invito, altre meno. C’è chi si è spinto oltre, ad esempio fa notizia il pop-up restaurant di Marco Casaburi dove lui cucina per 20 coperti che condividono tavolo e menù unico scelto dallo chef. Come fosse una cena tra amici, informale e rilassata.
Luoghi nati per aggregare
Noi vi segnaliamo queste location dove, tra attività diverse ed eventi in calendario, si trova sempre qualcosa da fare, da imparare o per divertirsi: Base Milano, Cascina Cuccagna, Stazione Radio, Scomodo Milano.
Unire l’utile al dilettevole: volontariato
Un modo semplice e intelligente di farsi amici, o di conoscere persone e luoghi, è darsi da fare aiutando. Nel caso della Milano col coeur in man è piuttosto semplice vista la quantità di Associazioni no-profit e Onlus a cui potete offrire tempo e aiuto. Troverete persone con cui condividere valori e desideri, e vi farà sentire bene il pensiero di aver aiutato qualcuno. E non parliamo solo di attività “sociali” se pensate di non essere ancora pronti per quello, ma servono volontari anche per la cultura, la cura dei luoghi, dell’ambiente, degli animali.
Giusto per avere un’idea, potete guardare qui: Milanoaltruista e CSV Lombardia.
P.S. nel nostro piccolo, quando possiamo, diamo una mano a WAU: We Are Urban che ci ha permesso anche di incontrare moltissime persone interessanti.
L’incarnazione delle community
Balaji (Srinivasan) figura di spicco nella Silicon Valley ed ex CTO di Coinbase, autore del libro “The Network State”, propone l’idea che le comunità online, unite da valori comuni e dalla crittografia, possano crowdfundare (raccogliere fondi dai propri membri per comprare) territori fisici e formare nuove nazioni sovrane, evolvendo dai social media alle “società startup” fino ai paesi. Comunità digitali che decidono di occupare spazio nel mondo fisico: dai villaggi vegani alle città cattoliche, dai quartieri biotech alle zone economiche cripto. Tesi suggestiva e visionaria come il personaggio che l’ha partorita.
Vero anche che il trend di “incarnazione delle community” è visibile pure in ambiti diversi dal quelli scontati, ad esempio con i negozi dei brand che, sempre più in lotta per l’attenzione dei clienti, cercano di trasformarsi in luoghi di ritrovo con eventi per il loro target. Niente di nuovo comunque, in passato ci fu il mitico negozio di Fiorucci in San Babila. Oggi a Milano ci sembra lo faccia molto bene Volvo Studio con un calendario davvero ricco e interessante.
Non tutti sanno che:
“Ufficio di collocamento delle idee”: questo è uno degli appellativi dedicati al Bar Jamaica di Brera. Dagli anni ‘80 in poi, se andavi al Salone era il Bar Basso il tuo posto per vedere gente (si, quello del Negroni sbagliato!)
Oltre dieci anni fa in Piazza Affari, di notte quando era vuota, prendevano vita le serate di Tango Illegal organizzate clandestinamente con il passaparola digitale (e a noi piaceva fotografarle).
I writers milanesi potrebbe imparare qualcosa della “vecchia scuola” dai ricordi raccolti da Marco @Keyone, classe 1972.
Anche dove vivi può essere community! Nel 2013 era il fenomeno delle Social Street partite da Via Fondazza a Bologna, per poi “raffreddarsi”. Allora son venute le Portinerie Sociali (qui a Milano con Portineria 14 dal 2016 al 2025) per poi diffondersi post-covid a Torino e Venezia.
Durante il lockdown, l’amico e vulcanico artista Andrea Antoni ha ben pensato di “condividere il disagio” con ironia e da lì è nata a sorpresa la super community di CBIB: @cosebrutteinpaginatebelle
Un ricordo:
Era l’epoca del #communityfirst, di quando Instagram era un social di fotografia. All’inizio, prima di vendere a Facebook, l’azienda spingeva a organizzare eventi fisici, e progetti come Igersmilano avevano supporto e successo. Così si organizzavano bellissimi eventi per far conoscere la città e raccontarla con le immagini. La cosa che ci ha stupito, anni dopo, è stato ritrovare su un hard-disk la foto di uno degli eventi e, guardandola bene, notare che nella scatto ci siamo entrambi, Luisa e Christian, prima ancora di conoscerci!
Sarebbe passato altro tempo prima di reincontrarci e presentarci, e poi… sapete com’è andata!
Grazie per averci letto! Sappiamo che oggi le informazioni sono ovunque, ma lo è anche il rumore che generano. Se vi fidate di noi, promettiamo di essere sinceri, di ascoltare i vostri feedback e di non cercare di piacere più all’algoritmo che a voi!
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Chi siamo
Luisa Prina Cerai: una piemontese trapiantata a Milano. Mi occupo di comunicazione legata alla sostenibilità. Mi piace il caffè, la fotografia e sono attenta ai dettagli (che per me fanno sempre la differenza). Sono stata TEDX speaker e sono la founder di @pensierocircolare.
Christian Fusi: milanese classe ‘76. Ho fatto della mia passione per il web un lavoro, anzi molti. Amo le città, la fotografia, il cambiamento, la gentilezza. Web e content designer, consulente digitale, entusiasta praticante di Future & Foresight, attivista civico. Il mio sito.



